Tomb Raider Fanart - Le opere della community

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  • Lara Croft e il segreto di Francesco - di Rosanna Scuderi

    • Greccio, 25 Dicembre 1223

      Era la notte di Natale, una di quelle speciali. Per la prima volta dopo più di mille anni si poteva rivivere la stessa atmosfera della nascita di Gesù.
      Francesco stringeva a sé un bambinello in ceramica avvolgendolo nella sua tonaca. Intorno a loro facevano da contorno Maria e Giuseppe, tutti scaldati dal tepore emanato dal bue e dall’asinello.
      Il 25 Dicembre 1223 fu una data importante: per la prima volta venne rappresentato il presepe. L’idea fu di Francesco D’assisi.
      Il bambinello di quel primo presepe più volte prese vita tra le braccia di Francesco durante la messa di Natale. L’evento fu così importante che venne deciso di mettere al sicuro il piccolo Cristo. Dove però fu nascosto nessuno lo venne a sapere; un segreto che San Francesco si portò fino alla morte.

      Residenza Croft, Vigilia di Natale 2013

      Lo scoppiettio del camino in casa Croft copre lo scroscio della pioggia londinese.
      È una fredda e umida giornata, ma dentro casa, col fuoco acceso e un bel thé caldo si sta bene.
      Le lucine dell’albero di Natale in salotto creano una allegra e calda atmosfera.
      Lara Croft ha già liberato un angolo sul fondo del salone per allestire anche quest’anno il presepe.
      Dopo aver preso lo scatolone delle statuine del presepe dallo sgabuzzino, Lara può incominciare a posizionare prima le pecorelle, poi i pastori, il fornaio, il pescatore e il pescivendolo, la contadina e il fruttivendolo, qualche angelo fa da contorno alla grotta dove già si trovano il bue e l’asinello.
      Adesso è il turno della sacra famiglia; Lara esce da una piccola scatolina la statuina di Giuseppe e poi quella di Maria e le posiziona dentro la grotta davanti al bue e all’asinello. Lara è così fiera del presepe che sta allestendo che non riesce a staccargli un attimo lo sguardo da dosso.
      - Me lo sento, quest’anno avrò il miglior presepe di sempre!
      Allunga la mano verso lo scatolone, ormai manca solo un pezzo, il più importante. Tasta con la mano il fondo dello scatolone, ma non riesce a toccare niente, Lara è incredula e ansiosa; stacca lo sguardo dal suo lavoro per guardare dentro lo scatolone.
      Le paure da Lara sono fondate: manca Gesù bambino.
      - È impossibile! Deve essere da qualche parte! Forse è caduto dallo scatolo mentre trasportavo tutto il materiale per il presepe!
      Così Lara torna nello sgabuzzino e comincia a cercare il bambinello in ogni angolo della stanza, ma senza risultato.
      Lara torna nel salone, rompe lo scatolone nella speranza di trovare il bambinello. Ovviamente non c’è, ma tra i lembi di cartone scuro sparsi per terra, fa contrasto qualcosa di più chiaro; Lara si abbassa e allunga la mano verso il pezzo di carta ingiallita che si trova a terra.
      È un pezzo di pergamena, Lara lo legge ad alta voce:
      - Torna all’origine e troverai ciò che cerchi…
      Lara intuisce subito il significato del biglietto, riempie lo zaino e si prepara a partire.
      - Bene, si torna in Italia, in fondo sono contenta, è un bel posto e si mangia bene, sarà una bella gita di Natale.

      Assisi, 25 Dicembre 2013

      È l’alba, il sole sta nascendo lentamente dietro le colline umbre. Lara si trova davanti alla maestosa entrata della Basilica di San Francesco d’Assisi, i due grandi portoni incassati al muro sembrano sostenere un meraviglioso rosone incorniciato dalle figure dei quattro evangelisti.
      Lara entra, è quasi buio, pochissima luce riesce a filtrare attraverso le vetrate della chiesa inferiore. L’archeologa si sente attratta dai meravigliosi affreschi raffiguranti la vita del Cristo e di San Francesco, ma va avanti verso la cripta del Santo.
      C’è un’atmosfera mistica intorno a lei, la tomba è povera e immersa nello stile neoromanico. A illuminare la cripta c’è una semplice lampada ad olio che emana una lieve luce creando suggestive ombre. La lampada è sormontata da uno scrigno che si può aprire soltanto tramite una chiave. Miss Croft è stanca, questa notte non ha chiuso occhio e si lascia cadere verso un organo a canne che si trova all’interno della cripta.
      Un gran frastuono interrompe il silenzio della basilica e Lara si ritrova a terra…
      - Che capitombolo! Ok! Sto bene!
      Dopo essersi alzata pulisce un po’ i vestiti dalla polvere e si volta verso l’organo a canne che ormai si trova a terra in uno stato pietoso.
      - Sbaglio o quelle sono delle scale?! A quanto pare l’organo non serviva solo per le messe, ma si trovava lì per nascondere i gradini! Bene, scendiamo! Magari troverò qualcosa di interessante!
      Un passo dopo l’altro Lara si ritrova a scendere un’infinita scalinata polverosa affiancata da alte pareti in pietra. Il passaggio segreto porta ad una grandissima stanza in cui al centro si trova una piattaforma circolare in pietra. Ogni parete ha un nome scritto in latino, i nomi sono quattro: Mattheus, Marcus, Lucas, Ioannes. Sotto il nome di Lucas si trova una ceramica raffigurante un vitello alato, simbolo dell’evangelista. Sotto gli altri tre nomi c’è solo una cornice quadrata che fa da contorno ad uno spazio vuoto; sotto ad ogni cornice si trova un’entrata.
      - Immagino che dovrò ricercare gli atri tre simboli! Mi piacciono le sfide!
      Lara si dirige verso la parete di Mattheus, attraversa l’ingresso sottostante al nome scritto in rilievo e si ritrova in una seconda stanza.
      Al centro della stanza si trova una colonna circondata da una scala a chiocciola che porta ad una ceramica raffigurante un angelo che Lara dovrà recuperare; è la figura di Matteo. Il percorso è interrotto in diversi punti, e Lara si trova a circa un terzo della scalinata quando incontra il primo ostacolo. Fare un passo in avanti adesso significa fare un salto nel vuoto. Ma Lara deve proseguire; fa un paio di passi indietro, prende un bel respiro, si concentra e comincia a correre, arrivando al bordo salta con tutta la spinta che può dare alle gambe.
      Lara si trova nel vuoto, l’adrenalina e la paura l’accompagnano nel salto che dura pochi millesimi di secondi che sembrano interminabili. Lara si aggrappa al bordo della scalinata e si ritrova a penzolare sopra svariati metri tenendosi solo con la forza delle braccia. Un altro respiro profondo e Lara si tira su. Adesso è pronta per proseguire lungo il percorso. È stata dura, ma ce l’ha fatta e lei si sente più forte e sicura di sé.
      La seconda interruzione della scalinata è troppo lunga, Lara non può farcela con un semplice salto: si guarda intorno e nota che alla sua sinistra, appeso alla colonna c’è un anello in metallo, Lara lancia il rampino che si aggancia all’anello, fa un salto e si ritrova facilmente dall’altra parte della scalinata. Prosegue ancora per qualche altro metro e finalmente è arrivata, e può prendere la ceramica di Matteo.
      Adesso basta semplicemente tornare indietro.
      Si ritrova nuovamente davanti alla porta di Matteo e incastra la ceramica nello spazio sotto il nome.
      La seconda porta in cui Lara entra è quella di Marcus, la stanza è buia, Lara continua ad andare avanti lentamente, nella speranza di trovare uno spiraglio di luce o qualcosa che indichi come proseguire o cosa fare. Ad un certo punto Lara non sente più il terreno sotto i piedi e si ritrova a precipitare a velocità sempre più alta. Lara non sa dove si trova, non vede niente ed è convinta che stia per arrivare la sua fine. Più cose le passano per la mente in quegli attimi di puro terrore. Il cuore lo sente arrivare fino alla gola, la testa diventa pesante. La paura di morire è troppo forte e continua a precipitare chiudendo gli occhi.
      Il volo nel vuoto si interrompe quando Lara subisce un impatto fortissimo contro qualcosa che inizialmente non sa cosa sia. L’impatto è violento e Lara ha la sensazione di sentirsi schiacciata. Dal forte dolore apre gli occhi, ma non riesce a capire dove sia, vede tutto appannato, poi si sente spinta verso l’alto e a questo punto riesce a capire dove si trova e vede una luce davanti a lei. Lara è immersa in acqua, ma non sa esattamente quanti metri d’acqua ci siano sotto di lei.
      Volge lo sguardo verso il basso e cerca di vedere se ci sia un modo per risalire o se sotto l’acqua ci possa essere qualcosa di interessante. Vede una griglia e dietro ad essa c’è la ceramica dell’evangelista Marco. La ceramica raffigura un leone.
      Di fronte la griglia c’è una leva. Lara riempie i polmoni più che può d’aria, si immerge e comincia a nuotare verso la leva. Arrivata di fronte ad essa comincia ad abbassare la leva, ci riesce, anche se con un po’ di difficoltà a causa della ruggine. Si comincia a sentire un ticchettio, il tempo è limitato e Lara si affretta a nuotare verso la griglia che si è appena aperta per prendere la ceramica. Lara non ha tempo di risalire in superficie per prendere una boccata d’aria: la griglia sta per chiudersi. Riesce a prendere l’oggetto e comincia a nuotare più velocemente possibile per riemergere.
      Ormai è arrivata in superficie, ma adesso deve cercare una via d’uscita. Si avvicina al muro e incomincia a tastarlo. Trova una sorta di scaletta in legno incassata nel muro. Si aggrappa alle sporgenze e comincia a scalare la parete finché non arriva al salone principale riponendo, quindi, il secondo tassello al suo posto.
      Adesso è il turno della terza e ultima stanza, quella di Ioannes.
      La stanza si presenta molto luminosa e proseguendo avanti si percepisce un insolito calore. Pochi centimetri separano Lara dal primo ostacolo, una parete di fiamme che si innalza proprio pochi millesimi di secondo prima del suo passaggio. Appena Lara si accorge del pericolo fa uno scatto all’indietro e riesce a salvarsi; ma bisogna in qualche modo riuscire a passare dall’altra parte, dove si trova l’ultima ceramica raffigurante un’aquila.
      La trappola si attiva ogni cinque secondi, quindi Lara deve essere abbastanza svelta per passare dall’altra parte. Aspetta che le fiamme spariscano e comincia a correre più veloce possibile. Oltrepassa la zona pericolosa, si volta e già la trappola si riattiva. Adesso può prendere l’ultima figura dell’evangelista, e quando la solleva dal suo posto , la trappola alle sue spalle smette di funzionare.
      Esce nel salone principale e si precipita davanti all’ultima porta rimasta.
      - Bene, questa è l’ultima ceramica, vediamo cosa succede.
      Inserisce la chiave e comincia a sentire un forte rumore proveniente dal centro della stanza; è la piattaforma in pietra che comincia a girare su sé stessa per scoprire un messaggio. Lara si piazza davanti la scritta e comincia a leggere. Si sente felice, finalmente il primo indizio sta per essere svelato, si chiede cosa mai potrebbe essere inciso sotto quella piattaforma.
      - Laudato si mi’ Signore per sora Luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et preziose et belle…
      L’indizio porta Lara nella chiesa superiore della Basilica di San Francesco, sotto le campate stellate. La struttura è prettamente in stile gotico italiano, luminosa e affrescata da Giotto raccontando i più importanti episodi della vita di San Francesco.
      Il tredicesimo affresco raffigura il presepio di Greccio e Lara si accorge che la scena è lesionata in un angolo in alto a sinistra, inizialmente pensa che la frattura sia stata causata dal terremoto che colpì Assisi nel 1997, ma poi si accorge che non è una semplice lesione, ma dietro l’affresco si nasconde qualcosa.
      Lara esce dallo zaino scalpello e martello, che non possono mai mancare ad un archeologo e comincia a staccare delicatamente l’affresco dalla parete. Posa il pezzo di intonaco a terra e allunga la mano verso una chiave d’ottone che si trova all’interno della parete nascosta dalla raffigurazione di Giotto. Prende la chiave e subito sente che sta per accadere qualcosa di strano.
      Improvvisamente la chiesa si fa scura, dalle finestre non passa più nemmeno uno spiraglio di luce. Il pavimento comincia a tramare e si spalanca il portone della Basilica. Davanti al portone si preparano ad attaccare centinaia di lupi neri che si avvicinano prima lentamente, poi cominciano a correre e Lara si accorge di essere in trappola.
      I lupi stanno attraversando la navata e stanno per raggiungerla, hanno un solo scopo, proteggere il segreto di San Francesco.
      Lara non ha via di fuga, in un attimo lancia il rampino che si aggancia ad un costolone sul tetto e si trova a penzolare sopra le bestie. Oscilla più che può verso l’uscita e appena ha abbastanza spinta si lascia cadere percorrendo la fine della navata il più velocemente possibile. Arriva fuori la chiesa e chiude con forza il portone. Pensa che sia salva, ma quello che sembravano nuvole sopra la Basilica che hanno oscurato tutto in realtà sono stormi di uccelli che si fiondano contro Lara impedendole di proseguire, ma lei continua a correre e torna nella chiesa inferiore e si dirige nuovamente verso la cripta del santo dove si trova lo scrigno che Lara aveva già notato.
      Inserisce la chiave e apre lentamente il coperchio lasciando scoprire ciò che si nasconde dietro. L’atmosfera si fa mistica ed è come se, in tutto l’universo, Lara fosse da sola con lo scrigno.
      La vista comincia ad offuscarsi e il campo visivo a chiudersi fino a non vederci più. Si sente leggera ed è come se non toccasse terra. Lara è disorientata, non capisce cosa stia succedendo, finché non sente delle voci di sottofondo. Sono delle voci leggere di un coro cristiano, apre gli occhi, finalmente ci vede. Davanti a lei degli uomini intenti a cantare la messa e poi San Francesco con il bambinello tra le braccia che si muove e piange. Subito dopo Lara ha un’altra visione: il santo va verso lo scrigno guardandosi intorno per assicurarsi che nessuno lo stia spiando. Ripone delicatamente il bambinello all’interno di uno scrigno e lo chiude a chiave.
      Dopo questo la visione si interrompe e Lara torna bruscamente alla realtà. Guarda all’interno dello scrigno e vede qualcosa ricoperto da un tessuto, allunga la mano e sposta il panneggio lasciando scoprire cosa c’è sotto: è il bambinello di San Francesco. Istintivamente lo prende delicatamente in braccio e volge nuovamente lo sguardo verso il nascondiglio millenario del Cristo bambino, all’interno si trova la sua statuina del bambinello che tanto cercava, la prende e la mette nel suo zaino.
      - Finalmente ti ho trovato!
      Poi ripone il primo bambinello all’interno dello scrigno che per mille anni gli ha fatto da culla. Le intenzioni del santo erano quelle di tenerlo al sicuro per l’eternità e Lara non vuole sottrarlo alla Basilica per non turbare il desiderio di Francesco.
      - Adesso è arrivato il momento di tornare a casa!
      Entro sera Lara si trova già sul suo aereo personale verso Londra. Arriva a casa giusto in tempo per la cena preparata da Winston, il suo maggiordomo. Tornare a casa dopo un’avventura del genere è una sensazione bellissima per Lara, finalmente può gustarsi l’odore della sua cucina, il calore del suo camino e il confort del suo divano. Si avvicina al presepe lasciato incompiuto la sera prima, estrae dallo zaino il bambinello e lo colloca al suo posto, tra Maria e Giuseppe e davanti al bue e all’asinello.
      - Adesso sì che questo presepe è perfetto, ed è il migliore che io abbia mai creato!
      Lara si sente soddisfatta e contenta, e la sua felicità aumenta quando sente suonare il campanello di casa. Va ad aprire: sono Zip e Alister che sono arrivati per festeggiare il natale con Lara e Winston.
      La cena è buonissima ed abbondante e adesso è il turno della torta. Il maggiordomo si avvia a prenderla e ad un certo punto Lara e gli ospiti sentono un forte rumore proveniente dalla cucina, è la porta della cella frigorifera che si è chiusa lasciando Winston all’interno (a quanto pare è un vizio che si porta da anni). Dopo averlo liberato, mangiano la torta e aprono i regali.
      Lara riceve diversi libri di storia e di archeologia, munizioni, armi e un completo di intimo natalizio dotato di foderini per le pistole.
      È il più bel Natale di sempre. Lara, Winston, Zip e Alister stanno passando una bella serata e sperano che questo Natale non finisca mai!
  • Lara Croft e il frammento di cometa perduto - di Daniele Soricelli

    • Era una mattina come tante altra a casa Croft (o forse no…?), eccetto per il fatto che mancassero soltanto 7 giorni al 25 di Dicembre. Lara era, come sempre, intenta a fare ricerche su libri ed Internet. A quanto pare, in Lapponia, in un antico tempio lappone sommerso di neve e crollato da diversi anni si trovava un frammento di cometa. Secondo una leggenda e alcune antiche scritture il tempio diveniva accessibile soltanto dal 20 al 25 Dicembre, ovvero in pieno periodo natalizio. Il tempo di preparare le valigie, prenotare il volo e in un paio di giorni Lara era in Lapponia.
      Faceva piuttosto freddo e la neve arrivava fin sopra le ginocchia. Dopo aver fatto un giro per i locali del posto ed essersi procurata una mappa ed alcune utili informazioni, Lara era pronta per partire alla scoperta del tempio sommerso. Aveva però promesso a Winston, Zip ed Alister che sarebbe tornata in tempo per festeggiare il Natale con loro. Il tempio era però irraggiungibile a piedi per via della distanza e delle condizioni meteorologiche: nevicava moltissimo. Così, dopo aver noleggiato una motoslitta era la volta buona per partire.
      Lara munita di mappa e localizzatore GPS era in cerca del luogo dove poter iniziare gli scavi. Dopo alcune ore di ricerca non-stop Lara era ormai esausta e pronta per ritornare al villaggio per trovare un posto dove passare la notte. Proprio in quel momento un signore sulla cinquantina, calvo, alto e con dei folti baffi gridò “EHI, LEI!” Lara, girandosi improvvisamente, chiese all’uomo “sì, cosa vuole?”. L’uomo, avvicinandosi con la sua motoslitta e con aria sospetta disse “cosa ci fa una così bella donna qui, in questo deserto di neve?”. Lara con aria distaccata rispose “alcune ricerche.” L’uomo allora, incuriosito, replicò “anche voi qui in cerca del tempio, vero? Io sono di queste parti, ed ogni anno dal 20 Dicembre vedo un afflusso di turisti ed esploratori improvvisati in cerca del tempio sommerso. Mai nessuno è però riuscito a concludere qualcosa di concreto”. Lara disse allora all’uomo “e voi invece?” L’uomo sorrise e disse “Lasci che la riaccompagni al villaggio, potrà stare nella mia casa se desidera, ho un letto in più libero. Per ciò che vuole che le racconti pochi minuti non sono necessari.”. Stava calando il buio e Lara e l’uomo partirono per il villaggio.
      L’uomo fece accomodare Lara nella sua piccola casa, su una comoda poltrona davanti il camino e mentre preparava tè e biscotti disse “Oh, me ne ero quasi dimenticato, il mio nome è Boris Helge, molto piacere. E tu come ti chiami?” “Lara Croft, piacere mio.” rispose Lara. Boris portò tè e biscotti al tavolino ed iniziò “allora... quindi volevi che ti dicessi cosa facevo anch’io lì. Beh, quando ero più giovane, quasi come te, ogni anno cercavo il misterioso frammento di cometa. Purtroppo però non sono mai riuscito a trovare neanche un piccolo indizio che mi conducesse al tempio. Sono ormai 16 anni che non perdo più tempo a cercare, ma mi ‘diverto’ comunque a vedere se qualcuno è più fortunato di me. A volte mi chiedo se questo tempio esista davvero, voglio dire, sono 129 anni che milioni e milioni di turisti arrivano da tutto il mondo in cerca del tempio sommerso e nessuno mai è riuscito a trovare nulla. Non vorrei scoraggiare le tue ricerche ma purtroppo è così, anch’io mi sono rassegnato. Tu sei fiduciosa?” Lara posando la tazza di tè rispose “assolutamente sì, quel tempio esiste ed è nascosto da qualche parte sotto la neve, ed io lo troverò!” Boris stupito dal carattere deciso di Lara disse “spero vivamente che sarai più fortunata di me. Domattina ti aiuterò a proseguire le ricerche, sempre che non ti dispiaccia!” “ti ringrazio.” rispose Lara. Boris le sorrise e disse “si è fatto tardi, vieni con me, ti accompagno alla tua stanza.”
      Era la mattina seguente, Lara scese al piano di sotto e trovò Boris intento a preparare dell’attrezzatura. Lara salutò “buongiorno!” Boris si girò e rispose sorridendo “buongiorno! Stavo preparando della roba da portare con noi per facilitare il lavoro. Sei pronta, possiamo andare?” “Ovvio!” rispose Lara. Partirono così, di nuovo, alla volta del deserto di neve. Dopo un paio d’ore di ricerca il GPS di Lara segnalava delle anomalie: era infatti segnato un punto rosso sulla mappa. Iniziarono allora a scavare, scavare e scavare, ma niente, forse era un errore del GPS. Lara allora si rialzò, fece soltanto pochi passi quando una voragine si aprì sotto di lei facendola scivolare lungo un tunnel fangoso che finiva in una tana buia. Boris le urlò “LARA! TUTTO BENE?” “credo che abbiamo finalmente trovato il tempio. Vieni e porta due torce con te.” Boris si calò e scivolò lungo il tunnel. La neve che rapidamente scendeva al suolo coprì ben presto la voragine.
      Accese entrambe le torce e constatando che c’era un percorso, si poteva proseguire, ma soltanto rimanendo abbassati ed in fila indiana. Lara e Boris continuarono finché non trovarono una scalinata che scendeva ancora più giù di quanto loro si trovassero. Scesero e scesero e finalmente arrivarono in una grande sala, il soffitto era alto e le mura erano molto rovinate. Boris aveva gli occhi sbarrati: come aveva fatto per anni e anni a non trovare nulla? Che il destino fosse stato favorevole a Lara?; “Wow, incredibile!” esclamò “complimenti vivissimi Lara, ma riusciremo a tornare in superficie?” “Se c’è un’entrata c’è un’uscita.” gli rispose Lara “andiamo ora, seguiamo la via del tempio” disse Boris. Si gelava lì sotto e camminarono a lungo, erano entrambi stanchi e Boris propose “Camminiamo da ore ormai, questa strada è infinita. Fermiamoci, ho i sacchi a pelo e del cibo, proseguiremo domattina.” e così fu.
      Si alzarono presto e proseguirono il cammino, arrivarono ad un enorme portone. Mancavano però alcuni pezzi che si erano probabilmente staccati in seguito ai crolli. Lara e Boris recuperarono i pezzi e li posizionarono sul portone, dopodiché azionarono il meccanismo a catene. Ci fu un gran trambusto, dal soffitto si staccarono enormi lastre di pietra, tremava tutto.
      La grande porta si aprì e una splendente piccola luce richiamò gli sguardi di Lara e Boris. Si avvicinarono. Era decisamente lui: il frammento di cometa, era brillante, ricoperto di piccoli cristallini luminosi. Stava lì, su di un piedistallo. Lara si chinò e lo raccolse guardandolo con stupore. Appena tolto dal suo posto, ci fu un altro gran boato ed iniziò a crollare tutto, mancava poco tempo per trovare una via d’uscita. Boris prese qualcosa dal suo zaino e mentre Lara si rialzava velocemente per mostrargli l’artefatto venne colpita sulla schiena da una mazza di ferro. Il frammento balzò dalle mani di Lara che urlò “CHE TI PRENDE? COSA STAI CERCANDO DI FARE?!” Boris corse e afferrò l’artefatto e le disse ridacchiando “Davvero credevi che stessi mettendo a rischio la mia vita e perdendo tempo aiutandoti? Ahah, Lara Croft, non sei astuta come molti dicevano!” Lara era ancora per terra, immobilizzata dal dolore “ti conoscevo già da prima che venissi qui. Le tue ‘imprese’ hanno suscitato grande interesse in me, aspettavo con ansia il tuo arrivo qui. Se tutti gli altri non sono mai stati in grado di trovare nulla, sapevo che tu ci saresti riuscita. E così è stato. Cerco questo frammento da moltissimi anni e lo merito e desidero più di te. Addio Miss Croft, questa volta ti è andata male!” disse, ed iniziò a correre via. Il tempio stava cadendo a pezzi e Lara rischiava di rimanere sepolta lì per sempre, quando con estrema forza si rialzo ed iniziò a correre zoppicando.
      Arrivata in un’altra sala trovò Boris che cercava preoccupato una via di fuga. Lara raccolse un pezzo di pietra per terra e non esitò a lanciarglielo contro. Il sasso lo colpì in piena nuca e Boris sbatté per terra perdendo i sensi. Lara corse e recuperò l’artefatto. C’era un unico mondo per fuggire da lì: una scalinata ormai distrutta che riportava in superficie. Lara prese dallo zaino di Boris alcuni attrezzi da scalatore, e aggrappandosi al muro dissestato riuscì a superare la scalinata. Una grande placca di ghiaccio però bloccava il passaggio, dopo aver preso le pistole e aver gettato giù la torcia, Lara iniziò a spararle contro finché non si distrusse in mille pezzi. Crollò tutto e Lara facendo un grande balzo riuscendo finalmente a sbucare fuori.
      Aprì subito il suo zainetto e controllò che il frammento fosse ancora lì ed intatto. Fortunatamente era come lo aveva lasciato, brillava come prima. Lara tornò a piedi al villaggio e passò la notte nella casa di Boris, sarebbe ripartita il giorno seguente.
      “Oh, signorina Croft! Che sorpresa, non ci speravamo più ormai!” esclamò Winston vedendo entrare Lara, “mantengo sempre le promesse, come puoi vedere Winston è ancora il 24 di Dicembre.” Winston stava finendo l’albero natalizio, mancava solo il puntale che stava cercando negli scatoloni. Allora a Lara venne una brillante idea, prese dallo zaino il frammento di cometa e con qualche nastrino riuscì ad attaccarlo alla punta dell’albero. Il frammento risplendeva in tutta la stanza. “Me ne ero proprio dimenticato, è fantastico signorina Croft, complimenti.” disse Winston guardando estasiato l’artefatto. “Wow, Lara questo si che può essere definito un puntale!” esclamò Alister “bentornata Lara, faticato troppo?” disse infine Zip… e la risposta fu immediata “non abbastanza.”.
  • Tomb Raider: l'oro del re - di Stefano Ruffo

    • Era una piovosa sera di Novembre. La pioggia continuava a cadere già dalla mattina e sembrava che ce ne volesse ancora molto finché cessasse. L’aereo era atterrato in netta puntualità e mentre Lara si stava avviando con un taxi verso la cattedrale, poteva vedere attraverso il finestrino della vettura le mille luci e colori che Colonia poteva regalare in una sera buia come quella. Il taxi si fermò a pochi passi dall’ingresso della chiesa e Lara, con in una mano un ombrello nero e nell’altra lo zainetto che si portava sempre dietro in ogni sua avventura, si avviò verso il portone principale. La sua lunga treccia scura le penzolava da sopra al trench che indossava e un paio di occhialini tondi le penzolavano sulla punta del naso. La chiesa era imponente, una delle più grandi e gotiche di tutta la Germania. Due grandi campanili si ergevano immensi e altissimi in tutto il loro splendore e centinaia di statue e gargoyle arricchivano la facciata.
      Ma Lara Croft non era lì per una visita turistica, bensì per affari. Doveva incontrare un uomo molto potente che aveva una proposta da farle e prima ancora di entrare, iniziò a immaginare quale sarebbe stata la proposta. All’interno della navata centrale e anche di quelle laterali, i pochissimi turisti presenti erano tutti quanti ammucchiati in un angolo mentre ammiravano l’interno di una grande teca di vetro. Lara, presa dalla curiosità, si dimenticò per un istante del suo incontro e si avvicinò facendosi largo tra i turisti.
      Quella che era contenuta all’interno di essa era la celebre Arca dorata contenente le reliquie dei tre re Magi. Grazie ad un libro che aveva letto nella sua biblioteca, Lara sapeva esattamente di cosa si trattava. La storia voleva che Federico Barbarossa ordinò al suo consigliere, Reinald von Dassei, che era anche arcivescovo di Colonia, di trafugare le reliquie dei magi qui in Germania dopo la conquista di Milano nel 1164, al fine di rafforzare il prestigio della corona imperiale. Ed ora erano contenute qui, in questa chiesa, in questa imponente arca dorata con meravigliosi bassorilievi incisi sopra.
      "E’ magnifica, non è vero?" domandò una voce roca proveniente dalle spalle della giovane archeologa. Lara si voltò di scatto e un uomo alto e muscoloso, ma dal viso colto, le comparve a pochi centimetri da lei. "Sì, davvero bella! Immagino che lei sia il signor Worstest? La foto di lei che mi hanno mandato non le rende giustizia." ironizzò Lara.
      "E invece lei è la bella archeologa di cui tutti parlano. Sono lusingato, Lady Croft! O posso chiamarla semplicemente Lara?" il tono dell’uomo si fece più lusinghiero.
      "No, per lei andrà benissimo Miss Croft!" la sua risposta secca fece placare i bollenti spiriti dell’uomo. "Come vuole. Ora le dovrei parlare... in privato. Mi segua, Miss Croft". La condusse attraverso un lungo corridoio da cui si accedeva ad una porticina della navata secondaria e raggiunsero una specie di biblioteca ad uso di studio. Seduti attorno ad un tavolo c’erano una suora alta e dall’aria altezzosa e un signore anziano con barba e capelli bianchi vestito come un aristocratico.
      "Miss Croft, è un onore averla qui con noi questa sera! Ha fatto buon viaggio?" domandò l’anziano alla vista della seducente e affascinate archeologa. Lara si sedette ad una delle poltrone che si trovavano di fronte alla scrivania e accavallò le gambe sopra il tavolo. La suora la guardò indignata, ma lei se ne infischiò, dopotutto a Lara Croft non importava affatto di cosa pensasse la gente di lei.
      "Bene grazie. Siamo qui per affari, giusto? Parliamo di quello allora..." rispose sprezzante lei.
      "Ok..." il signor Worstest rimase per qualche istante interdetto e poi riprese "il qui presente Arthur è un rinomato storico e durante un suo studio dell’arca dorata, che ha visto poco fa, ha scoperto che una delle reliquie era in realtà un falso... quella di Melchiorre!".
      "Mi avete convocata fin qui per un mucchio di ossa?" continuò Lara.
      "Per l’esattezza siamo interessati al dono che portava con sé durante la notte della nascita di Cristo" ribatté.
      "Credevo fosse solo una leggenda...".
      "Secondo alcuni studi, siamo certi che nell’antica Persia esista una tomba che contiene le spoglie del re e pensiamo che nella sua bara sia contenuta l’antica reliquia sacra" rispose Arthur.
      "E cos’è che vi impedisce di prenderla?" rispose a tono Lara, anche se sapeva già in cuor suo la risposta.
      "Sappiamo l’ubicazione in cui si dovrebbe trovare la tomba, ma andati sul posto non siamo riusciti ad entrarci. Se è interessata a ritrovare per noi la reliquia possiamo ricompensarla con una grossa cifra!"
      "Se facessi questo lavoro per soldi ora sarei milionaria... ma ora che ci penso già lo sono!" gli sorrise e si ricompose e alzò dalla poltrona.
      "Anche se so che quei soldi mi coprirebbero a malapena un’assicurazione sulla vita... considerando che mi state portando tra l’Iraq e l’Iran!" concluse Lara.
      "Non si preoccupi per quello. Sono certo che se la caverà alla grande, Miss Croft!" la salutò il signor Arthur.
      Lara uscì dalla biblioteca e percorse la navata laterale. Sfilò dalla tasca dell’impermeabile il suo telefonino e noncurante del fatto che si trovava in una chiesa, compose un numero. "Zip, sono Lara. Prenotami un volo per Teheran domattina. Io contatterò Chase che si farà trovare sul posto" chiuse la cornetta. La Germania era così fredda in quel periodo. Si stava già pregustando il caldo tepore del deserto...

      Il giorno dopo...

      Una delle prerogative dei luoghi caldi era il tanto amato desiderio di Lara di andarsene in giro in pantaloncini e canotta. Ma in un luogo rigido di regole come l’Iran, certe sue abitudini davano fin troppo dell’occhio.
      Il sole era alto nel cielo e mentre camminava tra le baracche nella periferia della capitale notò un paio di elicotteri che stavano sorvolando la zona forse in cerca di qualcuno. Si sentiva lo sguardo di tutti rivolto verso di lei. Non fece mica finta di niente, anzi, quell’attenzione le piaceva. Ma ad un certo punto sentì qualcuno che la chiamava, alle sue spalle.
      "Lara! Vieni qui!". Si voltò di scatto e vide un giovane pompato biondino che era sbucato fuori da una tenda a pochi metri da lei. Le faceva segno con la mano di avvicinarsi.
      "Carter, lurido topo di fogna!" lo salutò Lara con un accennato sorriso sul volto.
      "E’ così che saluti gli amici?!" ironizzò lui mentre la faceva accomodare nella sua grande tenda. "Mi sei mancata Lara..." aggiunse subito dopo. Il suo tono si fece improvvisamente più romantico. Lara si accorse dell’allusione "Oh Chase, hai perso quell’occasione molto tempo fa... parliamo di affari!".
      "Sempre di affari vuoi parlare! Non sei più l’intrepida e temeraria Lara che conoscevo!" continuò mentre si sedeva su un dei cuscini attorno ad un tavolino basso in legno.
      "Lo sono ancora, ma allo stesso tempo sono anche più prudente e meno sciocca come un tempo...". Lui non rispose e tirò fuori da una valigetta che aveva lì accanto una cartina geografica e altri fogli e ammennicoli per sconosciuti utilizzi.
      "Mi hai fatto venire sin qui senza una spiegazione. Spara! Di che affare si tratta?"
      "Non so se hai mai sentito parlare della tomba di Melchiorre..." iniziò lei, ma non fece in tempo a finire la frase che Chase la interruppe. "Aspetta, mi hai fatto venire qui perché ti serve qualche gingillo per il tuo presepe?".
      "Non fare lo spiritoso, Chase. Qui stiamo parlando di un affare da sei zeri!" quelle ultime paroline fecero rizzare le orecchie del ragazzo.
      "Cosa, cosa... cosa?!?!" rimase interdetto. "Hai capito bene. Un certo signor Worstest vorrebbe che gli recuperassimo un artefatto che dovrebbe trovarsi nel sarcofago del re Melchiorre. L’area archeologica dovrebbe trovarsi in questa zona" indicò sulla cartina, che aveva posizionato Chase precedentemente sul tavolo, un punto poco distante da dove si trovavano loro.
      "Dobbiamo affittare dei cavalli?" domandò il ragazzo perplesso. "Meglio una jeep! Non so ancora dove sia esattamente l’ingresso della tomba, per questo ci conviene muoverci ora e non perdere tempo." si alzarono entrambi e mentre Lara stava uscendo dalla tenda Chase la fermò.
      "Lara, non puoi andare in giro vestita così. In paesi come questi le donne che si vestono con abiti succinti vengono lapidate!".
      "Non consideri una cosa: loro avranno anche le pietre nelle loro mani, io invece ho quattro caricatori da cinquanta proiettili e due USP Match 3 nelle mie di mani!" ribatté decisa Lara.
      "Coraggiosa come sempre!" constatò lui.
      "Cerco di non perdere le mie qualità migliori... Ora non perdiamo tempo, andiamo".
      Una jeep senza tettuccio color verde militare iniziò a sfrecciare tra le lande deserte della regione del Karaj, sorpassando villaggi di baracche e dune di roccia erose dal vento. Lara era alla guida e la sua lunga treccia sventolava da fuori il finestrino e nel frattempo Chase stava caricando di pallettoni un fucile a pompa che portava sempre con sé per le emergenze.
      "Manca ancora molto, Lara?" urlò Chase per farsi sentire. Lara non rispose e sterzò il volante con talmente tanta energia che la macchina per un istante sembrò che si stesse per rovesciare. Poi frenò di colpo. Chase stava per fare un volo dal finestrino ma in tempo riuscì ad aggrapparsi con energia al sedile.
      "Siamo arrivati!" rispose lei come se nulla fosse successo. Chase la guardò con occhi terrorizzati, ci mancava poco che ci lasciava la pelle. "Al ritorno guido IO!" esclamò ad un certo punto lui. Proseguirono per alcuni metri a piedi e una volta trovatisi davanti ad una strana roccia adunca, Lara si fermò.
      "E’ questo l’ingresso?".
      "Penso di sì, dobbiamo solo capire come entrare nella tomba che si trova sotto i nostri piedi..." rispose lei. La pietra era alta almeno 3 metri ed era di un colore rosso vivo, con una forma quasi piramidale ma con la punta molto più lunga e affusolata. Sulla base c’era un’incisione in Persiano. Lara si abbassò e lo tradusse "La scia della stella indicherà la sua vera posizione". Chase istintivamente guardò in alto nel cielo e poi si ricordò che era pieno giorno.
      "Stella? Quale stella?!" esclamò Chase incuriosito.
      "Ricordi la leggenda dei tre magi?" domandò Lara. "Non andavo spesso in chiesa, a meno che non si trattava di farmi qualche catechista nella cabina del confessionale!" ironizzò lui.
      "Ah, interessante..." rimase per qualche istante interdetta e poi continuò "comunque... la leggenda racconta che quando i tre re magi si incamminarono a cavallo per trovare il luogo dove sarebbe nato Gesù, avrebbero dovuto seguito la stella cometa che indicava la direzione per raggiungere la grotta!" Lara prese dallo zaino la cartina e la scrutò attentamente.
      "Quindi dobbiamo aspettare che cali il sole?".
      "Credo che non ce ne sia bisogno. L’incisione non si riferiva ad una vera stella cometa, ma è solo un indizio. Vedi questo punto?" indicò la posizione della roccia sulla cartina "ipotizziamo che in questo punto si trovi la stella, ora guarda questa catena montuosa che si allunga sino all’Iraq, sembra una scia, vero? Penso che alla fine di questa scia troveremo la tomba di Melchiorre!" concluse Lara.
      "Ne sei sicura?".
      "Hai mai dubitato di me?!".
      "No! Andiamo..." terminò Chase mentre risaliva sulla jeep questa volta al posto di guida. Girò la chiave nell’avviamento, diede gas e partì in accelerata lasciandosi dietro di sé una nube di polvere e sabbia che copriva persino la grande pietra.
      Erano passate un paio di ore da quando Lara Croft aveva messo piede in terra Iraniana e già qualche minuto dopo aveva avvertito nell’aria una forte ed intensa sensazione di guai in vista. Mentre percorrevano delle foreste alternate a vaste distese di desolazione, raggiunsero i pendii di un monte che, secondo la cartina, in quel punto celava l’ingresso della tomba.
      Parcheggiarono la jeep sotto un albero e poi proseguirono a piedi. E anche in questo punto trovarono strane incisioni e bassorilievi posizionati sulla parete in pietra nascosta tra la vegetazione. Lara lesse ad alta voce "Il tempo dei saggi è ormai giunto. Posizioneremo le croci sulla montagna del sole".
      "Questo è ancora più incomprensibile del messaggio precedente!" esclamò in tono quasi seccato Chase.
      "Immagino che dentro questa montagna si nasconda la tomba. Lo sento, siamo davvero vicinissimi!" ribatté lei. Si sistemò le pistole nelle fondine ai lati dei fianchi e si mise gli occhiali da sole tondi e molto english.
      "Vuoi prendere il sole?" ironizzò l’amico. Lara gli lanciò un sorrisino intimidatorio e poi iniziò a sfregare le mani sui bassorilievi. "Niente, nessuna pietra che ci faccia aprire un passaggio o cose simili!". Ma mentre iniziarono a rilassarsi e i loro nervi ad irrigidirsi, il terreno sotto i loro piedi iniziò a creparsi sino a cedere del tutto e i due sprofondarono in esso.
      Si risvegliarono uno sopra l’altro con un mucchio di terreno, radici e pietre che li ricoprivano. Si trovavano in una stanza completamente buia e il buco sopra di loro dal quale erano caduti era alto all’incirca quattro metri.
      "Ahi, che male! Sei caduta su di me!" urlò dolorante Chase.
      "Avevo in effetti la sensazione di essere caduta su qualcosa di morbido. Grazie, Chase, della comoda discesa. Volevi trovare un modo per entrare nella tomba? Beh a quanto pare qualcuno da lassù ci ha sentiti forte e chiaro" gli rispose lei ironicamente. Lara si alzò in piedi togliendosi di dosso polvere e ragnatele e mentre si aggiustava i capelli aiutò a far rialzare Chase. "Siamo stati fortunati a non essere caduti in una trappola piena di lance appuntite!" esclamò.
      "Possiamo chiamarla “fortuna dell’esperta”. Bando alle ciance, vediamo che abbiamo qui..." tirò fuori dallo zaino un razzo e lo accese cercando di far luce nella stanza. Più che una stanza era un lungo corridoio che portava in due direzione opposte di cui non si riusciva a vedere la fine.
      "E adesso?" domandò Chase mentre cercava di far luce il più lontano possibile.
      "Io andrò in questa direzione, tu in quella opposta" indicò la direzione che avrebbe dovuto seguire.
      "Sei tu il capo!" e si incamminò nell’oscurità senza obiettare. Lara prese coraggio e proseguì nella direzione opposta.
      Con in mano il razzo puntato di fronte a lei, iniziò ad addentrarsi in un buio e spoglio corridoio quando, ad un certo punto, vide in lontananza un leggerissimo bagliore di luce. Affrettò il passo e appoggiando la mano ad una delle pareti laterali, si affacciò in un altro corridoio ma questa volta molto più largo e con una lunga scala che scendeva molto in profondità. I lati erano adornati da incisioni persiane e delle fiaccole accese erano agganciate a dei giacigli sulle pareti e posizionati ogni tre metri, permettendo a Lara di spegnere il suo razzo e proseguire tranquillamente. Una volta raggiunto l’ultimo gradino si trovò di fronte ad un grande portone, lo aprì ed entrò in quella che aveva tutta l’aria di essere la sala mortuaria del re.
      Era una sala molto più buia rispetto alla scalinata e un colonnato circondava un altare centrale su cui era posizionato un sarcofago in pietra decorato con incisioni e una raffigurazione di un cavaliere Persiano scolpita sul coperchio. Dal lato opposto della stanza c’era un’altra porta e ai due lati di essa c’erano due statue alte due metri e mezzo in pietra raffiguranti due guardie Persiane dall’aria minacciosa.
      Accese un altro razzo e non appena si avvicinò al sarcofago avvertì un forte odore di chiuso e di muffa. Con un bel po’ di fatica spostò il coperchio per svelare lo scheletro mummificato di una persona che indossava ancora un’armatura quasi del tutto arrugginita. C’erano ragnatele e insetti ovunque ma Lara non si scoraggiò e prese con decisione l’urna dorata che lo scheletro stringeva tra le mani. Era talmente incastrato per bene che dovette far forza e le ossa delle braccia rimasero appese come salami all’urna. Le staccò delicatamente e le ripose nel sarcofago. Posizionò l’urna al sicuro nel suo zainetto e mentre stava ritornando dalla direzione da cui era venuta, un macigno davanti a lei cadde bloccando la porta e il pavimento iniziò a tremare.
      E mentre l’agitazione aumentava, le due statue che poco prima erano lì immobili ora sembrava che stessero prendendo vita. La testa di una delle guardie ruotò e con esso anche il braccio. Afferrò la spada e la alzò ad un’altezza spropositata per poi farla ricadere nella direzione di Lara. L’archeologa fece un salto dal lato opposto evitando il fendente ed estrasse le pistole.
      Qualche istante dopo anche l’altra statua prese vita ma questa invece aveva come arma un maglio da guerra. Iniziò a scaricare il primo caricatore in direzione della prima statua e subito dopo passò all’altra. Ma i proiettili sembravano del tutto inefficaci e alcuni detriti iniziarono a cadere dal soffitto. Per sua fortuna le due statue erano molto lente nei movimenti e dopo una serie di capriole riuscì a raggiungere la porta che i due guardiani custodivano. La aprì e corse in un altro lungo corridoio buio evitando sassi e detriti che cadevano da ogni direzione.
      Mentre correva accese un altro razzo per fare più luce e spiccò un salto per evitare un fossato stracolmo sul fondo di lance appuntite. Continuò a procedere salendo una scalinata di cui non si riusciva a vedere la fine, talmente era buio. Ad un certo punto spiccò un altro salto, questa volta molto più lungo del precedente, per evitare un altro fossato. Era a due passi dall’uscita, riusciva a vedere la luce del sole provenire dall’esterno ma, nel preciso istante in cui Lara mise piede fuori, un colpo di pistola le sfiorò la coscia facendola indietreggiare. Si era fermata appena in tempo sul ciglio del fossato. Estrasse le pistole e si guardò intorno. C’erano due furgoni parcheggiati a pochi metri dall’ingresso e da uno di essi uscirono sei uomini armati sino ai denti e dall’altro un signore molto anziano.
      "Me la dovevo aspettare una fregatura!" esclamò Lara furiosamente mentre puntava le sue doppiette in direzione dell’uomo.
      "Signorina Croft, spero per lei che ci abbia portato la reliquia!" esclamò il signor Arthur in tono minaccioso.
      Lara si avvicinò lentamente e sfilò dallo zainetto l’urna.
      "Crede davvero che mi fidi di lei?".
      "Non ha molta altra scelta!" la sua risposta secca si fece veritiera non appena uno dei suoi scagnozzi, che aveva aggirato Lara senza farsi vedere, l’aveva colpita alla testa e recuperato l’urna dorata che stringeva nella mano destra. Lara cadde per terra e qualche istante dopo riprese conoscenza, afferrò la pistola, ma ormai era troppo tardi, lo studioso di storia stava salendo sul furgone insieme ad altri due uomini che gli coprivano le spalle.
      "Uccidetela!" ordinò l’anziano uomo.
      Lara si rimise in piedi e rientrò nell’apertura da cui era fuggita. C’erano quattro uomini armati di mitra pronti a spararle, non aveva altra scelta... fece un salto e si lasciò cadere nel fosso.
      Riuscì ad afferrare in tempo un appiglio a mezzo metro dalla superficie evitando un mortale schianto sul fondale del fosso. Rimase lì qualche minuto mentre ascoltava i soldati che si stavano ritirando credendola ormai spacciata. Ma in quella posizione non aveva la forza per darsi la spinta e salire sino al bordo. Era stanca, la fronte le sudava e non sarebbe riuscita a resistere ancora molto a lungo. Le mani le sudavano e la sporgenza si faceva sempre più scivolosa e proprio nell’istante in cui anche lei si dava per spacciata, comparve dal bordo della pavimento un braccio muscoloso e una mano l’afferrò dal polso e l’aiutò a risalire. Era venuto in suo soccorso Chase che le aveva salvato la vita per la seconda volta, dopo una pericolosa missione in Tibet avvenuta molti anni prima.
      "E’ forse la prima volta che sono così felice di rivederti!" esclamò sollevata Lara mentre riprendeva fiato ed energie.
      "La seconda, Lara!" la corresse lui.
      "Come facevi a sapere che ero qui?".
      "Stavo facendo il mio giro nel corridoio quando ad un certo punto sono sbucato in quello che doveva essere il vero ingresso della tomba, ossia a una cinquantina di metri da qui, che presumo sia l’uscita. Ho visto che c’erano degli uomini armati e..." Chase fu improvvisamente fulminato dallo sguardo di Lara.
      "Aspetta! Vuoi dirmi che hai visto tutta la scena e non hai alzato un dito?!" lo interruppe.
      "Hai visto in quanti erano? Avrei fatto la tua stessa fine... E grazie, Chase, di avermi salvato il culo!" esclamò il biondino. Lara si spolverò il vestito e si alzò.
      "La prossima mossa?" continuò a domandarle lui.
      "Colonia, Germania! Ora hanno l’urna dorata di Melchiorre. E io la rivoglio!" rispose freddamente Lara.

      Colonia, le 23:15 del giorno stesso...

      A Lara Croft la calzamaglia donava molto, specialmente se era nera e super attillata. Le si addiceva molto, grazie anche alle sue curve perfette. Si preparò lo zaino verde militare con fucile, pistole e munizioni a palate e prese la sua ducati nera sfrecciando tra le strade della città, sorpassando una macchina dopo l’altra. Inchiodò all’improvviso e alzò lo sguardo al palazzo Hochhaus, dove secondo le informazioni date da Zip, si dovevano trovare i laboratori di Arthur. Si infilò l’auricolare nell’orecchio e accese una spia rossa sul suo telefonino.
      "Chase, mi senti?" domandò lei nel trasmettitore.
      "Sì... più o meno. Mi trovo in dei condotti di areazione all’interno dell’edificio. Solo che è davvero stretto qui!" rispose la voce dall’auricolare. Chase era arrivato prima di Lara ed era riuscito a entrare nell’edificio attraverso le fognature. Il recupero dell’urna dorata stava procedendo secondo i piani. "Svelto! Non appena trovi il generatore della corrente togli la luce, così potrò entrare indisturbata". "Ci sono quasi..." sentì un tonfo e un lamento di Chase.
      "Chase! Tutto bene?" si preoccupò Lara.
      "Sì, ho fatto un capitombolo! Ma almeno ora mi trovo davanti al contatore elettrico... preparati ad entrare, sto per far saltare la corrente!" la incitò. Lara si affrettò a parcheggiare la moto in un luogo nascosto da occhi indiscreti e muovendosi furtivamente si arrampicò attraverso le grondaie al secondo piano dell’edificio. Sbirciò dalle finestre per vedere se ci fosse qualcuno e con una lametta forzò la serratura per entrare. Si trovava in una sala con divani in pelle e tavoli da studio ma in giro non c’era anima viva. Prese l’ascensore lì vicino e raggiunse l’undicesimo piano dove, secondo le ricerche di Zip, avrebbe trovato lo studio di Arthur. Le ante dell’ascensore si aprirono e vide in fondo al corridoio una porta semi socchiusa.
      "Chase, tocca a te!" disse sottovoce. Dopo qualche istante le luci di tutto l’edificio si spensero e poco dopo Lara udì dei rumori provenienti dal piano inferiore. Si precipitò nella stanza e si chiuse la porta alle spalle. La stanza buia era illuminata parzialmente da una grande vetrata che dava come panorama l’intera città, essendo quello uno degli edifici più alti della zona. Nella stanza sembrava che non ci fosse nessuno e sulla scrivania era riposta, sopra un panno rosso, l’urna dorata messa lì in bella vista.
      "Ecco! Ho trovato l’urna!" esclamò Lara.
      "Beh, che aspetti? Prendila e filiamocela!" insistette Chase dall’altra parte dell’auricolare.
      "Non so, è stato troppo facile..." rimase perplessa per un attimo e poi si avvicinò alla scrivania per recuperare la reliquia. Ma ad un certo punto sentì un rumore alle sue spalle.
      "Non m’aspettavo che fosse così sprovveduta... o è lei che mi sottovaluta! A quanto pare chi non muore si rivede!" dietro di lei comparve Arthur con in mano una pistola puntata contro la ragazza. Lara si voltò e sul suo volto comparve un sorriso beffardo.
      "Signor Arthur, non è gentile da parte sua puntare una pistola contro una signora!".
      "Lara, cosa succede?" disse la voce di Chase dall’auricolare.
      "Chase, era come immaginavamo, una trappola. Lascia fare a me, tu attieniti al piano!" si tolse l’auricolare e avvicinò la mano destra alla fondina della pistola.
      "Ah, non le consiglio di prenderla!" la minacciò Arthur. Dopo qualche secondo entrarono dalla porta cinque uomini armati di fucili e mitragliatrici.
      "E’ qui per l’urna, immagino?" continuò l’uomo.
      "Non mi ha trattato un granché in Iran, per questo ho deciso di riprendermela!".
      "Faccia pure. Voglio proprio vedere se riuscirà a scappare viva di qui!" lui continuava a minacciarla ma lei era più rilassata di quanto l’uomo si aspettasse.
      "Ora è lei a sottovalutarmi..." prese un fumogeno che aveva nella tasca posteriore e lo lanciò davanti ai nemici mentre spiccava un salto per cercare di proteggersi dai proiettili. Nella stanza divampò un fumo quasi accecante e gli uomini di Arthur iniziarono a sparare a casaccio presi alla sprovvista. Lara, mentre stava spiccando il salto dietro la scrivania, prese appena in tempo l’urna e rimase accucciata lì dietro mentre aspettava che i vetri della vetrata andassero in frantumi. Era praticamente in trappola, ma aveva sempre con sé un asso nella manica. Prese una leggera rincorsa e fece un salto oltre la vetrata.
      Lì fuori c’era un elicottero guidato da Chase pronto ad attenderla. Lara volteggiò per una frazione di secondo nel vuoto ad un’altezza di trenta metri e afferrò appena in tempo l’ultimo piolo della scala a corda che Chase aveva gettato dall’elicottero. Mentre Lara era intenta a salire sul veicolo, Chase iniziò ad allontanarsi dall’edificio.
      "Appena in tempo!" Lara tirò un sospiro di sollievo, mentre lui teneva saldo tra le mani il volante. "Possiamo dire che questa è la terza volta che ti salvo il culo, no?" le urlò lui a causa del forte rumore delle eliche.
      "Se la vuoi mettere così sì... solo che questa volta era stata programmata! Vuoi vedere un bello spettacolo di fuochi d’artificio?" Lara e Chase si voltarono in direzione dell’undicesimo piano dell’edificio e improvvisamente ci fu una forte esplosione.
      "Ma questo non era in programma!" commentò lui.
      "Ho nascosto senza che nessuno se ne accorgesse una bomba sotto la scrivania! Diciamo che questo è il mio ultimo regalino al signor Arthur. Ora ritorniamo a casa, ho davvero bisogno di una doccia bollente!" concluse Lara mentre l’elicottero prendeva sempre più quota e scompariva nel buio della notte.
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